(divagando, ma non tanto)
Portare la giovinezza
è portare un peso tremendo,
sognare fughe e fardelli d'amore.
Alda Merini
GIOVINEZZA
Prati teneri, intenso verde,
caviglie agili, snelle
dal venticello gaio frustate...
palpiti e sussurri, risa;
acqua di ruscello
fresca, tersa
come i miei pensieri:
una tenera ansia da consumare.
Un altro Io era quello...
Lasciai lì le mie ceneri
sparse al vento.
_ _ _
Questa mia poesia è dell'anno 1967 e chiude una breve raccolta pubblicata sotto pseudonimo (da me ripudiata). Delle altre, è quella non da salvare ma che mi fa meno 'sorridere'...
Ma devo confessare che della mia giovinezza ho poco da sorridere: rivedo un ragazzo piegato sulla solitudine, forse un pò voluta (una vita incolore, un pò ti cerchi un pò ti butti via), preso nella spirale di una mania depressiva che mi spinse a un tentativo di suicidio.
Sono gli anni più belli? Dicono. Mah!; difficile la maturazione in quel periodo acerbo, età definita 'ingrata', quando non si hanno punti precisi di riferimento e manca l' affetto familiare, manca l'amore, un amore vero e pulito per cui ti alzi la mattina e ringrazi Dio di essere vivo... Un'età avvolta di fragilità esistenziale mascherata di aggressività; - tiri fuori le unghie anche se spesso te le rivolti ad affondarle nell'anima...
Pensare di morire a quell'età! Sta di fatto che il mio pensiero fisso sulla morte si rispecchiava in quelle poesie giovanili.
*
Un pò di me
L'amo più di me stesso, la poesia. Nel mio intimo sentire, dire poesia è dire la vita. Ma per carità, non usiamo paroloni né tantomeno la maiuscola per definirla; non eleviamola su un piedistallo per venerarla come una dea.
Come ho fatto io agli inizi. Avevo 25 anni – adesso 44 in più –; ma per iniziare a scrivere poesia non c'è età. Era appena morto mio padre; un periodo dei più neri, quando per una mania depressiva finii in una casa di cura. Ne uscii rinato, principalmente grazie alla volontà di guarire, di farcela. Lo scrivere contribuì ad essere la mia ancora di salvezza. Collaborai ad un'antologia con un racconto mediocre, firmato con uno pseudonimo; naturalmente dovetti prenotare, per "contribuire alle spese di stampa", un buon numero di copie. Vi lessi alcune poesie, in verità scadenti (non mi ero mai interessato ad esse prima di allora all'infuori di quelle scolastiche mandate giù a memoria), e mi chiesi se fossi stato capace di scriverne anch'io. Quasi una sfida a me stesso. Fu quello lo spunto che fece accendere in me il fuoco sacro del Parnaso. Il dono di natura che avevo nascosto dentro doveva venir fuori, esplodere.
Gli inizi, un disastro. Stroncato sistematicamente da chi mi leggeva e a cui chiedevo un giudizio. Questo giovincello che si illudeva di essere già un poeta doveva abbassare la cresta e sudare sangue ancora per anni! Non demordevo, non mi davo mai per vinto.
Mia giovinezza senza svaghi
dall'odore della carta stampata
dalle dita sporche d'inchiostro
dai foglietti scarabocchiati nelle tasche
Chi l'avrebbe detto che nel mio percorso letterario dovevo conoscere validi poeti-critici quali Giordano Genghini, Fabio Greco, Luca Rossi, Andrea Crostelli, Luciano Somma, Teresio Zaninetti, Flavio Ballerini. (Dei primi due, purtroppo, perse le tracce; gli ultimi due scomparsi a meno di sessant' anni).
Andato in pensione (ho smesso di lavorare, come metalmeccanico, dieci giorni dopo la tragedia delle Torri gemelle), acquistai un PC ma in fatto di informatica dovetti iniziare dall'a b c.
E chi l'avrebbe detto che a partire dal 2003, incitato dall'amico Luciano Somma, conosciuto per posta elettronica, dovevo entrare nel fantastico mondo di Internet. A tutt'oggi mi ospitano oltre 70 siti.
Agli inizi del terzo millennio, i pensionati che navigano su Internet sono cresciuti a dismisura e continuano ad aumentare, anche perché tra giovani ed anziani il piatto della bilancia pende sempre di più per i secondi.